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MAURO BUBU BOLE una vita in bellavista

Mauro Bole, classe 1968, triestino. La sua storia, le sue arrampicate e il suo alpinismo sono interamente raccontati su "Uomini e Pareti" (ediz. Versante Sud - 2002), ed è importante leggerla per comprendere che prima degli ultimi quattro anni, spettacolari, sono trascorsi lustri di alpinismo anche solitario, esplorativo, spesso pericoloso e imprevedibile.
Una gavetta cui, parallelamente, corrispondeva una crescita atletica eccezionale, che non poteva che portarlo a trasportare un grande livello d'arrampicata in montagna.
Ma da Maggio 2002 ad oggi c'è già un bel po' di roba in più.
La ripetizione di "Hotel Supramonte" (quarta libera assoluta, e seconda ripetizione in giornata), una sconfitta in Verdon, tanti schiaffi e tanto lavoro da cantiere per "Bellavista". Salita, finalmente, anche se, precisa, ancora da salire, visto che ha salito prima la parte superiore poi quella inferiore. In attesa della ripetizione ortodossa, lo sentiamo anche per parlare ancora a 360 gradi. Tra un po' volerà in Patagonia, perché non può più astenersi dalla sfida di misto più chiacchierata del secolo: il fenomeno inglese Leo Houlding ci ha rimesso una caviglia e la stagione, l'anno scorso, ed Huber è già là. Altro ambiente, le Tre Cime e l'8c in montagna saranno fastidiosi ricordi, ma adesso un attimo di riflessione ci vuole anche per avvicinare, ogni tanto, queste prestazioni alle salite e agli obiettivi dell'alpinismo più comune..


Allora?
Oh, Madonna, guarda, una soddisfazione bestiale, per me. Dai, vuol dire che sotto sotto sono uno che non molla mai…è da due mesi che ero là, capisci? Con questa estate qua…sempre umido, brutto. Il primo giorno è stato il 26 Giugno, capisci? E mai avrei pensato ad un'estate tutta lì.
Avevo tanti progetti, però correvo sempre là, su quella roccia di merda sempre umida.

Ma non avevi detto che ti piaceva?
Anzi, ne sono innamorato… perché è un'arrampicata completa, ho un debole per quella roccia gialla, non devi semplicemente tirarla ma accarezzarla, è molto particolare. E mi trovo bene perché fa freddo, io ho una buona circolazione, mi scaldo subito, specialmente le dita, ma soffro terribilmente il caldo.

Come a Yosemite sul "El Nino"…
Già, e ho giurato di non tornarci più, ma finirò per ripensarci anche questa volta, però cambierò periodo, mentre su "Silbergeier" c'era il caldo, ma c'era anche la "Couzy" di mezzo, ero ad un bivio. Insistere su "Silbergeier" o rischiare di stare tutta la vita sulla "Couzy"…il cuore è tornato sul giallo (ride), ed è andata bene. E' sulla "Couzy" che ho imparato questa cosa, aprire un cantiere in montagna, lottare per una via invece di mettersi su una cosa su cui si esce subito.

Ma è un'ossessione quella delle vie di nome? Vi rincorrete per dimostrare l'uno con l'altro chi sia il più forte?
Ma, senti, diciamocelo chiaramente, le vie dure alla fine sono quelle che tutti conoscono. A Yosemite provai "El Nino" perché era di placca e pensavo che fosse più adatta per un europeo, ma dopo aver provato la "Salathè" confermo che su quel granito preferisco le fessure. E quest'anno dopo "Hotel Supramonte" avevo un mucchio di progetti, mi è venuta questa fissa delle vie lunghe, ma è cominciata male con "Ultime Demence", quella del Verdon… sempre bagnata, incredibile, eravamo lì io e Yann Ghesquiers che guardavamo e aspettavamo. E pensavo intanto a "End of Silence", a "Silbergeier" e via dicendo.

Adesso?
Sto pensando di andare a fare windsurf da qualche parte prima di partire per la Patagonia, perchè voglio andarci fresco sia di mente sia di fisico.

Per quell'obiettivo che non si può scrivere ma che sanno tutti, e per cui è appena partito anche Huber… ma come gli scegli gli obiettivi? Solo per la fama o la difficoltà?
(ride) No, dai, non sempre. "Woman and Chalk", per esempio, l'ho scoperta là. perchè, lo Shipton lo vedi, è come una pallottola che esce dal ghiacciaio, non puoi non innamorartene, dal Trango la vedi piccola ma poi ti avvicini e… quella continuità verticale, quella forma, quell'isolamento, incredibili. "Bellavista", guarda, se fosse stata di uno sconosciuto invece che di Alex, l'avrei provata comunque! Anzi forse sarebbe stato ancora meglio…ho paura di avergli toccato la morosa!

E la voglia di vedere posti nuovi?
Scherzi? La Patagonia, non vedo l'ora. Nuove culture, nuovi popoli, nuovi ambienti e poi ho saputo delle donne argentine… sono di compagnia. Ed io ho bisogno di un posto dove la sera si possa bere anche una buona birra, capisci? Ascoltare la musica, scherzare, stare con gli amici, io mi carico così. Se il giorno dopo vado a impestarmi da qualche parte…Non sono troppo quadrato, se ho un obiettivo per la testa, mi ci metto talmente dentro che poi ho bisogno di rilassarmi e fare delle cose normali e non, della vita giornaliera, in Pakistan ho sofferto molto questa lontananza dalla vita sociale. Ho bisogno di staccare alla fine della giornata, ho la testa troppo piena.

E con la gente del posto ?
In Pakistan, guarda, ero molto teso, nervoso, perchè sentivo l'intolleranza della gente. Ho sofferto, sofferto tanto. In Perù, invece ho scambiato il giorno con la notte, non dimenticherò mai quelle tre settimane.

Sogni?
Surfare le onde di Jaws! (le più grandi al mondo) ma adesso sarebbe come andare su "Bellavista" slegato… Chissà, forse un giorno…

Senti, l'alpinista dilettante vede questi assedi alle pareti provando stupore. Che legame c'è con il sano stile di salita del "parto e arrivo in cima"?
Li capisco, possiamo anche dare fastidio. Capisco anche se qualche tradizionalista dice queste cose, e ci sarà, arriverà, una cordata capace di fare una via simile a "Woman and Chalk" partendo dal basso tutto a vista e in completo stile alpino. Ma dimmi, quante vie di questo livello, su grandi pareti, sono state salite così? Senza corde fisse, senza tornare giù anche di soli 50 metri? Forse la prima e l'ultima è ancora la via di Doseth, a Trango, ma poi sono morti in discesa in doppia, non avevano più cibo da giorni. E questo per me taglia tutto, non c'è etica alpinistica che tenga. La vita è davanti a tutto, per me, ogni altro discorso muore.
Non mi piace rischiare! Ma purtroppo anche sullo Shipton me la sono vista davanti. Quel volo non potevo proprio prevederlo… ma dove non sono riuscito a proteggermi adeguatamente, non ho esitato a piantare uno spit. Adesso ripensandoci se quelle fessure fossero state asciutte, forse sarei salito senza protezione, ma quelle erano le condizioni, e così mi sono adattato. Ho veramente lottato con quelle fessure bagnate,
C'era acqua?
In una l'acqua correva proprio, e arrivato in sosta completamente inzuppato e duro di freddo ho dovuto far spogliare Mario per mettermi qualcosa di asciutto prima di prendere qualche accidente; e poi anche il tiro più duro dove, alla fine, quando la fessura si slabbrava, c'era anche un ciuffo d'erba, sono passato senza toccarlo…e non voglio entrare nella questione sui gradi, che a mio avviso passano in secondo luogo, spero solo che con il tempo questa via venga presa di più in considerazione! Probabilmente per adesso rimane una cosa troppo nuova.

E le rivalità un po' meschine fra i Top?
Qualcosa c'è, anzi, puoi scriverlo. Quell'incivile di Stevie Haston mi ha messo le mani addosso l'altro mese, e quello è uno che non si fa problemi a mandarti in ospedale, te lo dico io. E la storia di "Mission Impossibile" è una scusa, solo una scusa per attaccarmi, e te lo dico io, tutto è iniziato da quando sono entrato nello stesso sponsor, quando la via non era ancora nata. Ed è incredibile! Fossimo nel calcio, per contratti da miliardi! Ma no! Per quattro soldi o peggio ancora per venti metri di stupida roccia, la gente si odia e si mette le mani addosso. Ma questi si guardano attorno di cosa succede nel mondo?! E non si sentono fortunati?

Dicevi di El Nino… ma la via dello Shipton è in fessura.
Sì, infatti poi proprio a Yosemite mi sono reso conto che la fessura mi piace un casino, quasi più della placca, e poi forse ci sono più fisicamente portato, poca forza esplosiva ma tanto di resistenza, e grazie anche alle mani grandi che ho.

Che imprese recenti ti hanno colpito?
La libera di Caldwell in giornata alla Salathè.

Cosa ha voluto dire "Bellavista"?
Tenacia, tanta motivazione, e anche il mio primo 8c, Cristian ha confermato (ride). Se quel tiro si fosse trovato in falesia non avrei avuto tanta costanza e dopo un pò l'avrei lasciato stare, come tutti gli altri.

E l'artificiale era veramente A4?
Su questo non saprei cosa dirti, non ho esperienza ma ti assicuro che ho faticato, un intero giorno con il Santo Riccardo Milani per il tiro di 55 metri, quello di 8c, e ne ho consumate di cellule (ride)… cliff, chiodini, le solite porcherie insomma, con il socio pronto a darmi del gran dinamico, un tiro complicato. E niente libera, perchè quando parti con la testa per l'artificiale non ti passa neanche per l'anticamera di fare della libera dura. Per me al mondo non c'è ancora chi è capace nello stesso tiro di passare dall'A4 al grado 8 in libera, la testa non riesce a concentrarsi su due cose così diverse.
E c'era ben poco su quel tiro, mentre su quello di 8a c'era solo A2 da fare, ho trovato anche molti chiodi, è stata una sorpresa. Sotto sono salito a vista, ma ho rischiato tanto meno di Alex perché quella roccia la conosco bene, e da vecchia volpe del marcio mentre salivo sono riuscito a piantare molti più chiodi, non tutti buoni, ma almeno da non arrivare per terra.

Sei salito a vista mettendo i chiodi?
Sì, ma conosco quella roccia, mentre arrampico vedo dove posso tenere una presa e intanto piantare un chiodo con l'altra mano.

Il primo 8c su chiodi deve ancora attendere, però, visto la sosta intermedia.
Sì, ma da come l'ha lasciata Alex la sosta intermedia era fondamentale, senza era da suicidio, se cadevi ti ammazzavi sicuramente, ma adesso forse con i chiodi che ho aggiunto si potrebbe anche tentare. Ma che senso ha! Visto che ci sono! Meglio aprire qualcosa di nuovo.

E Brenna?
E' stato grande, grande. Il quarto giorno dopo due giri ha sbagliato per una sua stupidaggine, una monata, era lì alla fine ma ha alzato la testa e ha dato una cornata contro il tetto, ha perso l'equilibrio e ha fatto dieci metri di volo, con una bella parolaccia che l'avranno sentita fino al rifugio Auronzo.

Come ha preso il volo su chiodo?
Quello è messo bene, quasi uno spit, il migliore della via. E lui neanche ci ha pensato. Dopo un po' che era appeso ha detto, cazzo, sono sul chiodo, e ha subito lanciato verso la fissa che penzolava dalla sosta, che era vicina.

Grande Brenna, comunque.
Grande, grandissimo, si tiene come un animale! Secondo me arrampicatori da gare come lui, così pronti e freddi in parete, non c'è n'è. Forse perché non ha più vent'anni, e probabilmente è già da un pò di tempo che gli cova questo desiderio delle pareti. Per me è portato, molto portato, Uno che fa 8b, 8b+ a vista e 8c al secondo giro non ha solo pompa, ha qualcosa in più, e poi lui è maturo, concentrato. Certo che ha proprio saltato le tappe… come primo impatto la roccia marcia Nord della Ovest per un 8c su chiodi! Secondo me tra un po' lo vedremo sempre più spesso in montagna…


Intervista di Fabio Palma, settembre 2002

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