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MARCO SAVIO chilometri verticali

Marco Savio, veneto, è uno dei climber con più chilometri verticali nelle suole delle sue scarpette. Arrampicatoriamente si è formato negli anni '80, dunque arrampica da più di 20 anni, a sufficienza per essere considerato uno dei pochi climber ottavogradisti della nostra penisola che possa vantare gli stessi risultati su vari terreni, abbastanza per avere qualcosa da raccontare che non siano le solite tabelle sull'allenamento. La recentissima ripetizione dell'ottoa boulder a Chironico, in Svizzera, lo ha visto dunque affacciarsi al bouldering di alto livello, dopo che in falesia aveva già consumato a sufficienza le dita sulle listine del Covolo e dintorni, raggiungendo addirittura l'ottocì. Fin qui i numeri, ma non è di questi che abbiamo chiesto a Marco. Vorremmo capire da lui da dove viene questa voglia insaziabile di roccia, qualunque essa sia, e come mai i più "drogati" di arrampicata sono proprio i climber della sua generazione, quella formatasi sulla scia di Manolo, di Bassi, di Mariacher...


Allora Marco, l'ultima volta che ci siamo visti ti avevo lasciato ad Erto e al Covolo, le tue falesia di casa. Adesso ti ritrovo un boulderista da 8a. Come mai questa trasformazione, ti ha punto nuovamente il solito ragnetto radioattivo?
Caro Mauri, il ragno mi ha infettato quasi 20 anni fa ed il suo veleno circola sempre più velocemente nelle mie vene, proiettandomi sempre di più nella ricerca di… qualcosa.

Ho saputo che hai ripetuto un 8a boulder a Chironico. Perchè andare sino in Svizzera? Dalle tue parti non c'è niente?
Dalle mie parti abbiamo molto calcare. Fare boulder sul calcare a me piace moltissimo; l'aderenza è sempre dubbia, le prese sono decisamente più dolorose e le possibilità di lettura dello stesso bulder sono più limitate. Questa estate, comunque, ho cominciato a valorizzare un mega posto a 2000 m, stracolmo di sassi in granito; unico neo è che bisogna sgambettare da 1 ora in su a seconda dei settori. Prossimamente ne divulgherò le coordinate nella speranza che qualcuno vada a fare un pò di bianche tracce (ma non troppi segnacci grazie) Andare in Svizzera è comunque stimolare la mia parte nomade e cercare anche dei confronti per me stesso, sui miei limiti e pregi.

Una volta esisteva il Verdon ed era la Mecca dell'arrampicata (veramente esiste ancora...). Per un boulderista è Meschia, Cresciano o Fontainebleau? Puoi descrivere con un aggettivo questi tre posti? Ha senso viaggiare per andare a fare boulder?
Il Verdon resta sempre un luogo magico dove io ho scoperto molto di me stesso. Per un boulderista si, sono sicuramente dei luoghi importanti, dove si possono trovare passaggi letti e sognati da provare, incontrare miti del boulder e sentirsi ancora più motivati. L'anno scorso mi sono spinto fino agli USA per cercare qualcosa. Ho passato 20 giorni quasi non stop a spellarmi dita, infiammarmi gomiti e caviglie su tutti i posti boulder che ho visitato. Si, ha decisamente senso se tu non sei alla ricerca del passaggio più duro, di quello più alla moda ma, alla ricerca di nuove emozioni legate alla pietra e ai suoi frequentatori.

"Voi del Covolo" siete famosi per la forza di dita. Manco a farlo apposta il passaggio che hai ripetuto si chiama "Les doigs vert" (Le dita verdi). Che tipo di passaggio è, di quelli che ti lasciano i segni sui polpastrelli per un mese?
I boulder di granito sono tendenzialmente delle sdidate animali, ciò m'aggrada mucho! Le dita verdi chiaramente è così. Sono 5-6 movimenti su piccole liste in leggero strapiombo e con un paio di dinamici.

Fammi capire. Tu sei arrivato lì, con centinaia di passaggi e hai scelto quello. Il grado o la linea?
L'anno scorso, durante la mia prima visita, avevo questo passaggio in mente avendo visto delle foto di Mastro Nicole che la faceva. Ho provato 5 minuti e mi sono bucato a sangue un dito, forse era troppo caldo, morale è che non l'ho più riprovato. Quest'anno sono tornato, era secco e freddo, gli amici quelli giusti e alla terza volta che ho staccato il sedere da terra l'ho salito senza nessuna fatica. Piccola premessa, questo è il primo boulder di questo grado che provo, ho al mio attivo moltissimi 7c e qualche 7c+ fatti con la stessa velocità.

So che, a differenza di altri, tu non hai affatto abbandonato la falesia per il boulder. Che differenza trovi tra le due attività?
Non abbandonerò mai la corda anche se, ultimamente, sono molto affascinato da questa attività. Con la corda tu sai che quando fai i mov della via è solo questione di tempo e la salirai, con il bulder è una cosa, per me, decisamente diversa. Puoi restare fermo su una presa senza capire come si possa tenere e poco dopo, come in un sogno, sali senza fatica o comunque realizzi il tuo progetto. Ci sono molte meno certezze, è decisamente molto più istintivo e anche più di fortuna (vedi aderenze, pelle, spotter giusti ecc...)

Secondo te è vero che arrampicare sui massi dà un senso di libertà. Cos'è la libertà in arrampicata? Domanda difficile vero? Hai cinque minuti di tempo!
La cosa che più adoro sui sassi è la complicità che si forma nel gruppo, gli stimoli che ci si regala quando si è veramente tra amici, quelli veri, non quelli che sperano che tu cada, quelli con i quali puoi provare bulder altissimi o con cadute pericolose, quelli che tu puoi affidare la tua incolumità fisica e mentale, quelli con cui ridi così tanto che te la fai addosso, quelli che ogni tanto ritrovo, grazie a tutti voi che sapete chi siete!

So che da me ti aspetti la domanda sulle prese scavate... Ma ti spiazzo e non te la faccio, eh, eh! Preferisco invece chiederti se per un climber di livello 8 come te la polivalenza sia un fine o un'utopia...
Ti do lo stesso una risposta perchè so che ci tieni. Io ho chiodato molto, più di 100 tiri di difficoltà medio alte, ti posso dire che ora, quando apro una nuova linea, cerco sempre di più di non lasciare tracce se non una, sempre più esigua, fila di placchette. Questo lo faccio ora, ma non'è che non cercavo di farlo prima, l'unica cosa è che erano tempi diversi, livelli diversi e anche fatiche diverse. Chiudo dicendo che nel passato chi qualcosa ha fatto, sicuramente qualche errore ha commesso ma è su quel lavoro che è sorta la coscenza di adesso; cerchiamo di convivere con il nostro passato e non trasformiamoci in falsi profeti del purismo.
La polivalenza, per ciò che mi concerne è tutt'altro che un'utopia ma, spero, un fine.

Ti sei mai interessato all'alpinismo? Cosa pensi di questo ritorno all'alpinismo di alcuni arrampicatori sportivi "storici"? Interesse o noia di fare sempre le stesse cose?
Mi riallaccio al discorso di prima, io cerco qualcosa, la posso cercare a un metro da terra come a 500. Io mi sono anche dedicato alla montagna, ho anche liberato 2 bellissime vie sulle piccol Dolomiti con vari tiri dal 7c all'8a. Quando si ha una passione vera e sana per la pietra, si cerca di espletarla in tutti i terreni possibili.

Cosa ne pensi dello spit in montagn....ah, ah, scherzavo! A parte gli scherzi, hai mai letto libri di montagna? Credi che possa esistere una letteratura di arrampicata? O dobbiamo solo leggere "mi tenevo e quindi sono salito..."?
Scherza scherza, ma se uno decide che vuole divertirsi senza avere l'80% di probabilita' di morire, uno spit alla sosta lo può anche mettere. Io sono decisamente un ignorante nell'apertura dal basso. Penso che itinerari di Rolandone o di Beat sono dei veri e propri capolavori di amanti della pietra, di persone resposabili e corrette. Loro, per quello che mi
concerne, scrivono delle regole e io, le seguo. Ho letto il libro di interviste "Uomini e Pareti" di Palama e Svab; mi è piaciuto il romanticismo di Mago Manolo, l'allegria e i racconti di Moffat,
la schiettezza del Beat, si, libri così, che parlano della storia dell'arrampicata mi piaccioni e li leggo volentieri anzi, vado a rileggermeli.

Molti ti conoscono per i tuoi gusti alimentari particolari, un po' come per il compianto Roberto Bassi. Cosa ci puoi dire in proposito? E' uno stile di vita che ben si adatta all'arrampicata o non c'entra nulla?
Io sono vegetariano da 20 anni. Scalavo spesso assieme con Roberto perché avevamo molti punti in comune ma, non definirei particolare un desiderio di pulizia personale. Io mangio cibi bio da quando ho cambiato regime alimentare e sono divenuto macrobiotico, è divenuto il mio stile di vita e anche la mia professione. Sono diventato consulente alimentare e ho aperto 11 anni fa un negozio di prodotti biologici. Sapendo come il cibo faccia cambiare il nostro sangue, mi è abbastanza semplice preparare dei periodi di forma fisica e mentale.

Ho letto che molti rinnegano il gesto in arrampicata. Dicono che è preferibile essere "efficaci". Eppure a vederti arrampicare si direbbe che per te è importante il come ti muovi... (domanda già sentita, ma mi piace, quindi la copio e te la propongo...)
E' vero che l'efficacia è più importante dell'estetica ma, è anche vero che se tu ti senti bene con il tuo corpo sei più efficace e in più, quelli che dicono che non stanno attenti al gesto ma solo all'efficacia (avendo buoni risultati), scalano anche bene.
Guarda un Calibani, decisamente efficace ma riesce a sprigionare una forza incredibile in pochi secondi ed esteticamente è l'esempio di questa forza. Personalmente non forzo nessun movimento, cerco di arrampicare più fluido possibilie per avere un buon feeling con il mio corpo e se il risultato è anche estetico ben venga.

Ho l'impressione che gli arrampicatori veneti siano poco propensi a viaggiare. Tu mi sembri tutto il contrario. C'è effettivamente una scollatura tra la tua (la nostra) generazione e quella attuale a questo riguardo?
E' l'eterna domanda: perchè scali? Se ciò che muove i tuoi passi e un desiderio di scoprire un qualcosa e sopratutto di divertirti, diventi senz'altro un pò nomade: al contrario, se un'arrampicatore ricerca il grado e la performance, si accanisce sul suo progetto e mira dritto ai suoi obbiettivi. Una, come tu chiami, scollatura generazionale sicuramente c'è stata; è come
genitori e figli, loro possono seguire un pò delle tue orme ma, giustamente, seguono la loro andatura e noi, genitori, dobbiamo conprenderli e lasciarli andare. I ragazzi di oggi sono più propensi al fast che allo slow, più consumisti e competitivi, più resina che pietra, forse farà parte di un'altra evoluzione, chissà, staremo a vedere continuando comunque nella nostra andatura e direzione.

Ultima domanda. Mi sembra che anche tu non sei lontano dai 40. Quali sono gli obiettivi per un arrampicatore sportivo di questa età? (e non rispondere, ti prego, "continuare a tenermi sempre di più...!!)
Non si chiede l'età alle Signore, scherzi apparte io ne ho 37 a dicembre e, ti assicuro, i miei progetti per il futuro è divertirmi ancor di più di come ho fatto fino ad ora, incontrando nuovi amici e nuove prese da tenere, che sia facile o difficile non importa, l'importante per me è farlo con il mio spirito. Buona vita a tutti!

Intervista di Maurizio Oviglia, ottobre 2002

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