CERCA | GO-MOUNTAIN SITE | QUELLI DI GO-MOUNTAIN | CONTATTO
ATTIVITA'
alpinismo - vie
falesie - boulder
ghiaccio
scialpinismo
MOUNTAIN INFO
meteo
annunci
on the net
ANNUARIO
roccia
ghiaccio
varie
world
ZONE
alpi occidentali
alpi centrali
alpi orientali
appennino e isole
europa
CLIMBING PLANET
storie
interviste
click
pillole di storia
back
HOME | CLIMBING PLANET | INTERVISTE | STEFANIA DE GRANDI
STEFANIA DE GRANDI
La bellezza si sposa con la roccia

Mi racconta che una volta ha avuto la possibilità di andare in Verdon per essere immortalata insieme a Patrick Edlinger in uno stage fotografico per un'azienda italiana.
Un'occasione unica per "apparire" ma lei aveva cortesemente rifiutato. C'era la prima gara di coppa del mondo boulder ed era una stagione che Stefania si stava duramente allenando per questo appuntamento.
Così si presenta l'intimo di quest'affascinante ragazza di cui giustamente non dico l'età, nonostante lei ripeta ogni volta che ha troppi anni ed ha cominciato troppo tardi...
Uno spirito di atleta seria che cerca di raggiungere i propri obiettivi lasciando un comunque un giusto spazio anche per il mondo "esterno" che la circonda.
Niente fissazioni ma solo determinazione nel momento X, quello della gara, del tiro o del boulder da completare.
Ed in testa anche la possibilità non remota di tornare sui monti, proprio dove aveva avuto inizio la sua avventura verticale che l'ha portata oggi ad essere una delle più forti ed ammirate arrampicatrici italiane, spesso sul podio delle competizioni boulder nazionali.
Stefania De Grandi la intervisto alla fine di una piacevole e spaccadita giornata passata sui massi granitici di Cimaganda, in alta Val Chiavenna (So). Sale flash sul 6c/7a, ripete (chiude… pardon) un violento e poco femminile 7b in 20 minuti di tentativi ed infine mi sussurra che il suo livello massimo è quello… sarà…



Mi hai detto che sei partita dall'alpinismo…
Non avevo una famiglia "montanara" ma andavo spesso in montagna. Se avessi cominciato prestissimo a scalare forse i miei genitori avrebbero preso un infarto vedendo quelle pubblicità "educative" di Manolo che scalava slegato. E' stata una mia scelta personale venuta qualche tempo dopo.
Mi piaceva camminare in quota, fare qualche via ferrata e successivamente ho iniziato con un corso di ghiaccio. E' lì la prima volta che sono stata legata, quando mi hanno insegnato a farmi il nodo ad otto. Subito cascate di ghiaccio, da seconda ovviamente…

Ci mancherebbe…
E dopo questo corso?
Tornata a casa ho iniziato a cercare centri di arrampicata, altri corsi per imparare l'arte e compagni disponibili, il tutto con molta fatica, perché non è stato facile incontrare persone che arrampicassero a Verona.
Dopo un breve periodo di apprendistato, nell'agosto 1998 ho avuto la possibilità di fare un viaggio in Kenia con il mio compagno di allora, un alpinista già esperto. Siamo rimasti una settimana sul Kenia salendo vie di roccia da attrezzare sulle punte minori ed infine tentando il mitico "Diamond Couloir" salendo però solo un paio di tiri. Io non andavo troppo bene e fortunatamente c'era anche poco ghiaccio. Per me era troppo, dopo solo quattro mesi che arrampicavo!

E quando arriviamo all'inizio serio dell'arrampicata di Stefania De Grandi?
Seriamente seriamente è passato almeno un anno e ho cominciato ad arrampicare un po' saltuariamente con amici di Verona, sempre da seconda, poi ancora un anno dopo, conseguentemente l'apertura di una sala boulder nella mia città, sono andata avanti più decisa: Ceredo e non più palestrine di contorno.
Da subito, dai miei primi inizi, avevo un'ammirazione per chi riusciva ad emergere in quest'attività, in primis i miei forti amici, senza il cui appoggio avrei sicuramente smesso subito. Leggevo le riviste, leggevo delle gare e volevo entrare a far parte di questo mondo.

Una sfida anche con gli uomini?
No, assolutamente. Era più una sfida con me stessa e con i miei limiti, cominciavo ad allenarmi ma senza un obiettivo specifico. Cercavo qualcosa che mi desse soddisfazione personale e l'ho trovata. Riuscire bene e anche godersi tutto l'ambiente e i luoghi che andavo a conoscere.
Le gare sono venute un po' da sé. Una via dopo l'altra, ho spinto più in là il limite. Mi sono catapultata in questo mondo competitivo dapprima gareggiando in manifestazioni minori nella mia zona poi, visto che non mi bloccava il fatto di scalare davanti ad un pubblico, ho proseguito. Il mio gruppo di amici climber mi ha sempre appoggiato ma non era raro che mi muovessi anche da sola per andare a fare una gara.

Chissà come erano contenti a vederti arrivare da sola…
Mah… gli arrampicatori non sono sempre così come li dipingono. A volte, e soprattutto durante una gara, si fanno molto gli affari loro. Non ho mai avuto degli attacchi frontali come quelli che intendi tu…

Curioso. Tra gli alpinisti forse una ragazza bella, forte e "vagabonda" come te ne avrebbe ricevuti migliaia di attacchi…
A proposito, come mai dopo un inizio così alpinistico non hai continuato su quella strada?
Sicuramente per il fatto di essermi inserita in un gruppo di amici che erano indirizzati all'arrampicata sportiva in maniera non solo amatoriale. Forse anche perché non avevo più voglia di fare levatacce e le grosse fatiche che si richiedono all'alpinista.
Pensa te, il mio sogno di quando ho cominciato ad andare in montagna era fare un'ottomila. Per dieci giorni in quota sul Kenya stavo infatti benissimo. Magari in futuro…

Bene, tra cinque anni ti potrò ancora intervistare, chissà dove sarai andata a finire…
Intanto siamo alla tua specialità attuale.
Quanto pensi che durerà il bouldering?
Non è nato ieri e molti arrampicatori lo facevano già. Lo vedo come un fenomeno in espansione che ha avuto un grosso boom soprattutto tra i giovani arrampicatori. I limiti sono ancora ben lontani ed anche nel mio piccolo mi butto su blocchi che solo un mese fa non riuscivo a fare e che invece ora riesco a chiudere. Solo l'ambiente che si sta creando intorno sta prendendo a volte una brutta piega. Il fatto che il bouldering sia così di largo consumo fa sì che non tutti rispettino le regole, non scritte ma importantissime.
E' un peccato perché si viene a falsare un po' lo spirito dell'arrampicata che è principalmente il rispetto della roccia e del lavoro degli apritori.

Roccia ideale e rischi nel bouldering?
Il Grès, è quella che ti consente di scalare per più tempo consecutivamente e mollare solo alla fine delle forze. Sul granito invece smetti perché prima di tutto non hai più pelle sulle dita.
Per quel che riguarda il rischio, paradossalmente ho visto più incidenti durante le gare, comunque nulla di grave: caviglie girate e magari errori di posizionamento dei materassi.
Sulla roccia oltre ai materassi sono molto importanti i paratori ed in questo le donne hanno il vantaggio di essere curate di più dagli spotter, ed inoltre sono più leggere da afferrare al volo…

Ti è rimasto impresso qualche posto in particolare?
Non ho ancora visto Fontainebleau ma come bellezza non dimenticherò mai Bishop: enormi sassi sferici immersi in un ambiente fantastico. Ci sono stata pochi giorni ma mi sono bastati per affascinarmi del luogo. Oltreoceano ho visto anche un interesse maggiore per la conservazione di certi ambienti di scalata.

E nelle gare? Piace di più il Bouldering o la Difficoltà?
Sicuramente la gara boulder è più spettacolare per il pubblico, soprattutto se i blocchi sono ben posizionati e ben tracciati in modo da proporre più soluzioni da risolvere magari con un pizzico d'intelligenza. Ho notato che il pubblico in questo tipo di gare è in aumento e la gente comune sta cominciando a capire cos'è questo fenomeno dell'arrampicata sui massi.
Ho solo qualche appunto da fare a proposito dei regolamenti che a volte non avvantaggiano certi atleti forti. Conta di più il numero di tentativi per raggiungere il "top" rispetto alle zone raggiunte. Non lo trovo giustissimo per una classifica veritiera, nonostante anche io alcune volte sono stata avvantaggiata da questa regola nei confronti di altre più forti. Non voglio in ogni modo criticare troppo la federazione. I soldi girano poco per cui l'ambiente delle gare deve ancora crescere molto per sviluppare questo sport e dare valore agli atleti, magari investendo nelle trasferte di molti giovani che potrebbero emergere ma non hanno i mezzi economici per dedicarsi.
Vedo infatti che diversi atleti giovani si avvicinano al mondo delle gare senza però dargli troppo valore, magari ne fanno solo qualcuna giusto per provare poi basta. L'attività competitiva non è presa in considerazione come un percorso da seguire alla pari di tanti altri sport, anche per il fatto che molte gare assumono di più il carattere di manifestazione "di paese" dove i campioni della disciplina non sono valorizzati come dovrebbero.

Curiosità mia. C'è più contrasto tra un boulder di roccia ed uno di plastica oppure tra un monotiro di roccia ed uno su una struttura artificiale?
Secondo me c'è meno differenza proprio nel bouldering. Un masso naturale ed un blocco di una gara possono avere molte caratteristiche comuni e che richiedono un allenamento quasi simile.
Nella difficoltà invece il divario tra la prestazione sul naturale e quella in gara è molto più marcato e così la preparazione finalizzata.
Se ti alleni tanto sul pannello per i boulder puoi avere i medesimi risultati sulla roccia, la stessa preparazione per i tiri di roccia risente invece dell'esperienza che hai o meno sul terreno naturale.

Dopo il tuo rifiuto a posare con Edlinger non sto qui a chiederti se hai dei miti.
Mi piacerebbe solo sapere se hai tanti fans?
Mah… ricordo con simpatia un ragazzo che durante una gara mi ha portato una bottiglia di buon vino con scritta la sua dedica ed un pezzo di roccia dei suoi monti, mi ha fatto molto piacere.
Il migliore dei fans-club è comunque il pubblico dei non addetti e su questo le ragazze hanno il vantaggio in più rispetto agli uomini, sono tifate con maggior entusiasmo e calore.
Siamo in poche ma molto spinte e valorizzate, sia nelle gare sia fuori…

Non faccio fatica a crederlo…

Stefania ringrazia i suoi sponsor: Red Chili (scarpette) e Mello's (abbigliamento tecnico).


(intervista di Luca Maspes, Valmasino, 1 dicembre 2003)

back


    realizzato da kiarina®©