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Aerospike

Ogni volta che mi nasce l'idea di affrontare una nuova arrampicata artificiale, mi prende una strana sensazione allo stomaco. Penso che sia uno stato d'animo inconscio dovuto al fatto che non so mai con certezza quello che vado ad affrontare. Mi ricordo quando durante una mia breve visita in Val di Mello, Luca "Rampik" mi propose ad un tratto di salire "La via del popolo", il famoso monotiro di A4 aperto dai due specialisti Berecz-Tivadar sul Sasso Remenno. Eh no pensai, calma a dire una cosa del genere; io sono abituato che per andare a rischiare la vita, prima ci devo riflettere un po'. Ma così non fu e da li a un ora ero attaccato su quel muro ad una serie paurosa di micro-copperheads molto distanti e passi su ganci infimi con il risultato di ritrovarmi il giorno dopo con tutti i muscoli indolenziti dalla tensione sofferta.
Lo scudo del Caporal l'avevo ammirato gia molti anni fa quando arrivai per la prima volta in Valle dell'Orco. Allora le mie mani "assaggiarono" solamente alcune fessure di fondo valle come la "Kosterlitz" o la "Fissure du Panetton" e ne rimasero folgorate oltreché doloranti: pensai che se gia le fessure su questi massi erano così belle chissà quelle sulle pareti circostanti.
Mi dedicai così all'arrampicata in fessura sul Monte Bianco prendendomi le mie belle soddisfazioni
Finché un giorno……

Il Disincanto
Quando termino una via di artificiale e mi rilasso sulla cima della parete non permetto a nessuno di venirmi a parlare di scalata, tanto che a sentire quella parola mi viene quasi da vomitare. Il fatto poi di risistemare l'attrezzatura mi procura una sensazione sgradevole come se quei meravigliosi aggeggi che fino a poco prima mi hanno aiutato a salire, risultassero ora completamente estranei e anzi ributtanti. Mi ricordo i pianori rocciosi della cima di El Capitan e il fuoco alla sera che ci riscaldava la pancia gonfia di chili in scatola mentre in testa hai un solo pensiero: la discesa del giorno dopo con quel bastardo di saccone sulle spalle e il sole che ti picchia sul cranio. Non c'è mai una fine; mai uno stop dove ti fermi e ti guardi attorno; c'è sempre una preoccupazione che mi rompe le palle. Altro che poesia e lune romantiche che tramontano in un cielo stellato; altro che bivacchi in cui si parla del più e del meno e cosi via: l'artificale su un Big Wall è una cosa pallosissima e finisci sempre per insultarti con il tuo compagno di scalata. Alla fine odi qualsiasi cosa e odi perfino legarti l'imbragatura per fare le ultime doppie che ti riportano a terra.
Finalmente la mia fatica è terminata. Ora da sotto la parete e con il naso all'insù mi godo la mia creazione e mi "sbrago" su un prato lottando contro il caldo insopportabile che cerca di mangiarmi il grosso gelato che ho comprato per 2500 Lire in un Bar poco distante.
Spero che nessuno vada mai a ripetere "Aerospike".

What's American boys

Piove sempre e ho le corde fisse sul Caporal da quasi un mese. Devo sempre programmare tutto tra il lavoro la meteo e la disponibilità dei compagni di scalata. Sono piccoli spazi di tempo che obbligatoriamente devo incastrare tra di loro come se aprire una via fosse un puzzle.
Quando due dei tre elementi combaciano, il terzo, regolarmente non ne vuole sapere. Sto diventando matto, come matto sono stato ad aprire il primo tiro di Aerospike che ho gradato A5. Per scalare i suoi 35 metri ho impiegato tutto il giorno e sono sceso talmente stanco che mi sembrava di essere ubriaco. Ora mi rimangono solo dei flash di memoria ma non mi dimentico certo quell'ultima bruttissima serie di heads che ho messo prima della sosta e che Stefano ha quasi tolto tirandoli con le mani .
Per finire la via mi mancano due tiri e da casa mia guardo la Grivola che con i suoi 4000 e passa metri squarcia dei grossi nuvolosi neri che gli passano sopra e che pressappoco arrivano dalla valle dell'Orco; quindi per oggi e per domani "ciccia".
Antoniooo! Come sta andandooo? ; un vento ascensionale furioso rende impossibili le comunicazioni tra me e Antonio che sta per ultimare il penultimo tiro della via. Si è ristabilito su una cengia e non lo vedo più; aspetto.
L'ultimo tiro di 4+ è molto piacevole e ci conduce alla vera cima del Caporal.
Con la fine di questa via, devo dire che mi sono tolto un peso e poi, sinceramente non ce la facevo più.
Sono a pezzi.

Valerio Folco

Aerospike (VI/6b/A5) Sale lo scudo del Caporal tra la "via della Rivoluzione" che sta a destra e la via "Quel nuovo mattino" che sta a sinistra. 4 giorni di scalata per un mese di corde fisse lasciate per colpa dei "puzzle-time".

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