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DI STORIA | VITALI MIKHAILOVICH ABALABOV (1906-1986) |
| Vitali
Mikhailovich Abalakov (1906-1986) |
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Nato
in URSS nel 1906, ingegnere ed alpinista, fratello
di Eugeny, scultore e alpinista anch'egli, considerato
il padre dell'arrampicata sovietica comincia la
sua carriera sui pilastri dello Krasnojar nel
1915. Nel corso degli anni, riempirà il
suo carnet di grandi imprese, spesso delle prime
assolute e su montagne ai confini del mondo: prima
sovietica al Dychtau (1931), cresta Bezingi nella
traversata Gestola-Sahakhara (1932), NW del Schurovski
e dello Shkelda (1947), Tomashek-Muller al Shakara
e traversata alla Gestola (1948), traversata Koshtantau-Dychtau
(1949), Nord del Chanchahi e dell'Ullutauchana
(1951), parete NE del Schurovski (1953) e Nord
del Dychtau (1954); fuori dal Caucaso, la sua
terra d'avventura preferita, si distinguono tra
le altre le numerose salite nel Pamir: Nord del
Pic Lenin (1934), Pic Trapezia (1935), al Pic
XIX Congresso del Partito (1952), traversata Musdzhilga-Sandal
(1955), Voroshilov (1959) e traversata Dserzhinski-Lenin-XIX
Congresso del Partito (1960). Tra le altre prime,
la Oloviannaja Stenna (1934) in Turkestán,
il Pobeda (1956) nello Tien Shan.
Nella discesa dal Khan Tengri, nello Tien Shan,
1936, i pesanti congelamenti avevano fatto pensare
ad un prematuro ritiro dalla scena alpinistica
anche se, come visto, continuerà a rimanere
nell'ambiente alpinistico sovietico ed internazionale,
dimostrando una tempra, una capacità, ma
soprattutto una volontà fuori dal comune
e così lontana dai nostri tempi e dal nostro
modo di vivere.
Vitali Mikhailovich Abalakov fu anche per ben
dieci volte campione di arrampicata dell'ex-URSS
e guidò ben 12 spedizioni in alta quota
e per 3 volte -1935, 1943 e 1957- ricevette le
più alte onoreficenze del suo Paese. Conosciuto
internazionalmente ed internazionalmente apprezzato,
fece parte della Commissione Sicurezza dell'UIAA,
specializzato in tecnica e materiali, è
oggi ricordato soprattutto, e purtroppo solo per
quello, per il sistema di assicurazione su ghiaccio
di cui fu inventore e che ancora porta il suo
nome. Ha scritto un volume, "I fondamenti
dell'alpinismo", tradotto solo in tedesco,
che resta una pietra miliare nella formazione
dei giovani della ancor forte scuola russa d'alpinismo.
Ma al nome di Vitali Mikhailovich Abalakov è
legata anche un'altra serie di invenzioni di cui
si sono appropriati invece gli alpinisti occidentali.
Sua è infatti la prima carrucola per sollevare
i pesi, i primi nuts tubolari di dimensioni variabili,
i primi chiodi e ramponi in titanio, le prime
vere
viti da ghiaccio, i primi innovativi autobloccanti
metallici. Ma soprattutto fu il primo a capire
l'importanza e l'utilità dell'applicazione
all'arrampicata delle superfici curve ad angolo
costante: detto così sembra fantascienza
ma su questo principio egli costruì i primi
friends a camme, basandosi su delle spirali matematiche
logaritmiche, ovvero disegnati in modo che il
peso producesse una forza rotatoria e potesse
sistemarsi in fessure di diversa larghezza, garantendo
sicurezza e tenuta.
Vitali Mikhailovich Abalakov era un vero puro
e un profondo amante dell'alpinismo: spiegò
a tutto il mondo alpinistico la propria invenzione
e distribuì gratuitamente a tutti coloro
che ne fecero richiesta informazioni sia sul design
sia sulla costruzione vera e propria degli attrezzi.
Nel 1973 Greg Lowe brevettò una versione
a molla del friend di Abalakov composta da una
sola camme e la fece provare a suo fratello Jeff
che sulle lunghe vie dello Zion National Park
ne testò sul campo l'efficacia. E i due
divennero ricchi per il brevetto di un'invenzione
non loro?
(Marco Vegetti) |
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